“Rigeneriamoci” con una grande idea imprenditoriale

by Redazione, 16 dicembre 2010

Rigeneriamoci. Il back stage delle riprese fatte per la rubrica Occhio allo Spreco

Rigeneriamoci. Il back stage delle riprese fatte per la rubrica Occhio allo Spreco

Oggi vi raccontiamo un’avventura di successo che sposa buone pratiche e creazione di valore.
Abbiamo parlato spesso di riciclo e riutilizzo: questa volta decliniamo queste buone prassi in un settore in continua espansione, l’Information Technology.
Computer, stampanti, cartucce: la parola d’ordine è “Rigenerare!”.

Questa è la storia di una grande idea diventata in seguito una solida realtà imprenditorialeche contrasta le regole di un economia di mercato che vuole un consumatore sempre più frenetico e compulsivo negli acquisti”.

Scoprite con noi Rigeneriamoci, uno splendido progetto raccontato da uno dei suoi ideatori: Marco Gialdi.

Marco Gialdi/Rigeneriamoci.com

Marco cos’è Rigeneriamoci? Parlaci un po’ di questo progetto.

L’idea è nata 3 anni fa, nel 2008 davanti ad una birra, chiacchierando con un amico si parlava e si ipotizzava di poter applicare il concetto di rigenerazione alle stampanti.
Il progetto all’inizio aveva la velleità di rivolgersi alle pubbliche amministrazioni con progetti di una certa utilità sociale per la creazione di punti di aggregazione su territorio e aule di informatica che potessero aiutare le scuole e i ragazzi ad avere un accesso alla rete e iniziare a giocare con la tecnologia.

Parlaci in concreto di come funziona Rigeneriamoci, come si svolge il vostro lavoro dal recupero dell’oggetto alla rimessa sul mercato.

Quello che facciamo è quello che fanno in sostanza i broker in nord Europa, ritiriamo lotti di macchine da aziende che decidono di fare un upgrade tecnologico. Ci distinguiamo dai broker perché una volta ritirato i lotti di macchine, queste vengono lavorate, viene fatto una verifica hardware, viene fatto un checkup estetico, ci preoccupiamo di eliminare etichette o segni di utilizzo, viene fatto una istallazione di software libero o, ahimè, di Windows e vengono rimesse sul mercato.

Nella fase iniziale eravamo convinti di poter utilizzare queste macchine per progetti di utilità sociale, ma andando avanti col progetto ci siamo resi conto che il nostro cliente sono i privati: le piccole aziende che vogliono fare un upgrade tecnologico e che non hanno grossi budget, oppure i singoli che non hanno mai avuto un computer e hanno voglia di investire qualche centinaia di euro (100/300 euro), avendo così la possibilità di acquistare un pc e iniziare a familiarizzare con la tecnologia.

Da quando avete iniziato ad oggi, è andato tutto come previsto oppure le cose hanno preso una piega differente, c’è stato qualche risvolto inaspettato?

All’inizio abbiamo iniziato a proporci alle PA e il nostro obiettivo era quello di offrire un servizio ai cittadino, offrendo la possibilità di utilizzare innumerevoli strumenti per cui il Comune investe un sacco di quattrini in portali di servizi al cittadino, che poi non vengono utilizzati perché non c’è la cultura di internet o perché non c’è nessuno che insegni al cittadino ad utilizzare la tecnologia. Oppure perché non hanno il computer a casa. L’idea era quello di creare delle sale informatiche in cui degli addetti guidassero il cittadino all’utilizzo degli strumenti informatici elementari.
Purtroppo la PA non ha reagito come ci aspettavamo e quindi siccome l’idea ci piaceva abbiamo cercato di dirottare il progetto verso un altro ramo di business.
Quando abbiamo iniziato a rivolgere l’offerta ai singoli individui ci è successo che non solo la risposta era positiva, ma chi comprava il computer da noi, tornava dopo qualche giorno con un amico cui presentava il servizio, facendoci quasi da promoter. Adesso vendiamo a privati quasi 100 computer al mese.

C’è stata una propagazione virale dell’informazione, un passa parola fra singoli che ci ha stupito.
Una delle cose cui stiamo lavorando è la realizzazione di corsi per l’alfabetizzazione informatica che coinvolgono l’intera famiglia. Figli che insegnano ai genitori e genitori che hanno gli strumenti per guidare i figli alla navigazione.

Il vostro Pay-off è “Non rifiutiamo l’innovazione”, non credi che sia in contraddizione con il progetto?

In realtà no, perché l’innovazione non è solo escalation di tecnologia, ma se consideriamo che innovazione è avere accesso alla tecnologia, non è in contraddizione. Noi soddisfiamo esigenze, quindi cerchiamo di capire quali sono le esigenze di chi ci si rivolge e cerchiamo di soddisfarle. Se per innovazione consideriamo l’ultimo prodotto tecnologico allora saremmo in contraddizione, ma se per innovazione consideriamo l’apporto di tecnologia ad uso del singolo allora noi siamo promotori della tecnologia.

Commenti

  1. upnews.it scrive:

    “Rigeneriamoci” con una grande idea imprenditoriale | Co-Housing…

    Oggi vi raccontiamo un’avventura di successo che sposa buone pratiche e creazione di valore. Questa è la storia di una grande idea diventata in seguito una solida realtà imprenditoriale: Rigeneriamoci!…

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