Cantieri Isola: una diversa Città della Moda è in costruzione
by Redazione, 18 febbraio 2010
Milano e moda si sa, rappresentano ormai un sinonimo l’una dell’altra.
Il capoluogo lombardo, riferimento certo per il fashion system internazionale, ha deciso da tempo di rafforzare questo legame attraverso il progetto Città della Moda, che vede coinvolta l’area Garibaldi-Repubblica, il famoso quartiere Isola, in un avveniristico progetto di riqualificazione urabana firmato Cesar Pelli.
I rendering del masterplan pubblicate dallo Studio Pelli Clark Pelli, aprono a futuristiche visioni di una città ultra-efficiente, in cui forma e funzione inseguono una perfezione “tutta vetro e cemento” e dove le imperfette vite delle persone, sembrano essere un particolare trasparente che non intacca il solido effetto d’insieme.
Il cosiddetto “vuoto urbano” del quartiere Isola e il suo tessuto di vita e cultura, infatti, paiono ricoprire un ruolo secondario e non decisivo nelle dinamiche trasformative prefigurate da questo ambizioso e affascinante progetto.
Una risposta creativa al conflitto in atto nei luoghi dell’enorme cantiere della Città della Moda, viene fornita dall’attività del collettivo Cantieri Isola che dal 2001 opera attivamente nei luoghi del quartiere.
L’obiettivo dell’associazione risponde in pieno al suo nome e, in un certo senso, è in perfetta linea con la tendenza generale della città: costruire. Ma in modo diverso.
Valorizzazione del quartiere e delle sue diverse vocazioni, integrazione della diversità e rispetto di una identità comune ma diversificata, sono le fondamenta su cui l’associazione intende edificare, affrontando i problemi concreti ed evitando gli strappi connessi alle prospettate trasformazioni future.
Le attività promosse dall’associazione sul territorio, infatti, tendono al riutilizzo degli spazi collettivi, favorendo una nuova socialità e una nuova crescita urbana fondata sulla partecipazione e sulla condivisione.
Gli eventi capillari, intesi come dispositivi di trasformazione, lavorano allo sviluppo di una rete operativa, un network di competenze capace di integrare passato e futuro, di radicare i presupposti di crescita di una realtà multietnica e multiculturale attraverso un design culturale pienamente costruttivista.
Abbiamo rivolto qualche domanda a Isabella Inti per comprendere più a fondo le logiche che guidano questa trasformazione.
- L’associazione culturale Cantieri Isola nasce in risposta al progetto Città della Moda del comune di Milano, quali sono le motivazioni che vi hanno spinto a unirvi e a proporre una progettualità diversa?
Nasciamo nel 2001 in risposta alla pubblicazione dell’ennesimo masterplan per la Città Della Moda, pensato per un vuoto storico all’interno della città (residuo dei bombardamenti della seconda GM e soggetto poi a degrado ed abbandono diffuso), che è stato spesso oggetto di progetti di ripensamento urbanistico.
Possiamo dire che questo progetto ha anche dei caratteri apprezzabili, ad esempio l’idea di porre al centro dell’intero progetto la questione del parco urbano, disponibile non solo per il quartiere isola ma per l’intera città di Milano, ma la strategia per poter realizzare quel parco, le volumetrie in progetto e il loro assetto, nonchè la conseguente nuova viabilità che ne deriverebbe, sono degli elementi che ci spingono a contestare il progetto stesso.
Il limite più evidente di questo progetto è la sua incapacità di considerare i margini come una risorsa. Il quartiere Isola, in particolare, già nel 2001 ospitava degli attori capaci da proporre una visione diversa della riqualificazione urbana.
- Chi sono le persone che costituiscono l’associazione e quali visioni condividono?
Possiamo dire che condividiamo, grazie a percorsi personali di ricerca, una visione di sviluppo urbanistico che debba necessariamente confrontarsi con una cittadinanza attiva, intendendola come elemento decisivo nella modalità di far progetto.
I soggetti catalizzati da questo masterplan sono plurimi. In occasione di incontri pubblici, architetti, attivisti storici (come ad esempio la Compagnia del Parco – Circolo Legambiente), alcuni centri sociali e anche diversi studenti, si incontrano in vari punti della città tentando di non costituire l’ennessimo comitato contro questo progetto ma opponendo, al contrario, un conflitto creativo che attinga alle risorse locali e faccia network con esperti di attivazione degli spazi pubblici.
- Cantieri Isola promuove progetti che sviluppino le connessioni tra quartiere e città, con particolare attenzione al cittano e all’abitare, non pensate che il progetto del comune di trasformare il quartiere in un polo produttivo e rappresentativo di notevole importanza possa essere un’opportunità concreta anche per le persone che vivono quel territorio?
Se fosse realmente un polo produttivo, il discorso sarebbe in parte diverso ma dato che il masterplan, un tempo conosciuto unicamente come Città della moda, è stato smembrato attualmente in 7 progetti con diverse vocazioni (area parco, Palazzo della Regione/centro direzionale, porzione di destinazione residenziale di lusso), ci troviamo a dover contrastare un progetto che, dal 2003 al 2005, ha subito diverse evoluzioni, portando la Città della Moda ad esserlo solo di nome e non di fatto. Ci chiediamo se questo progetto possa essere sostenibile.
Noi siamo a favore di una trasformazione della città, a patto che sia supportata da nuove economie locali. Il quartiere Isola, che è uno dei margini di quest’area, ha un’enorme capacità di trasformazione legata all’autorganizzazione, favorita dalla natura del tessuto urbano trasformato, da prima del 2000 ad oggi, in un nuovo distretto dell’arte e dell’artigianato.
Il quartiere Isola ha saputo in qualche modo autorigenerarsi grazie alla sua conformazione fisica e alla sua particolare socialità. Il nostro contributo è stato quello di aver saputo leggere questa trasformazione per tempo e di aver cercato di “esporre”, mettere in mostra, questa capacità.
Eventi come La strada rovescia la città – in cui per tre giorni si è vissuto un percorso all’interno del quartiere, volto a conoscere luoghi, persone ed attività – hanno reso esplicita questa caratteristica. La nostra funzione, quindi, è stata quella di promuovere attività temporanee in spazi comuni, da eventi di arte pubblica all’interno di ex spazi industriali (Stecca degli artigiani) alla prima fattoria urbana mobile (Campagna all’Isola, mercatino biologico).
Attraverso iniziative come Green Action abbiamo mostrato come all’estero, in città come New York, spazi residuali fossero oggetto di riconquista da parte degli abitanti, divenendo giardini di comunità (High Line Park ndr). Il nostro contributo, quindi, è stato quello di trovare dispositivi di trasformazione, tattiche di una lunga strategia di trasformazione, che fossero in grado di coinvolgere, sia dall’alto che dal basso, diversi attori e diverse eccellenze locali.
- Come immaginate la Città della Moda e in che modo vorreste concorrere alla sua creazione?
Vorremo un progetto che tenesse conto di alcune esigenze sociali. Vorremmo dare voce alla rivendicazione cittadina (rivendicazione per spazi tipo casa delle associazioni e centri di comunità) perchè tutte le aree di trasformazione considerino delle quote sociali che permettano una reale cittadinanza attiva, unico presupposto ad un reale spazio pubblico. In questi anni di trasloco forzato (la Stecca dei Confalonieri è oggi al centro di un cantiere ma le attività si sono riorganizzate in una Stecca Temporanea ndr) abbiamo comunque portato avanti alcune attività importanti, dall’info point all’archivio pubblico di quartiere, dai corsi per migranti al mercatino biologico ogni seconda domenica del mese.
- Parliamo dell’attualità dell’associazione, cosa c’è oggi in cantiere?
Negli ultimi anni abbiamo continuato a leggere la trasformazione nel quartiere, perseguendo nella costruzione di un network locale (isolagaribaldi.net) e favorendo una mappatura di tutte quelle realtà legate all’arte, all’artigianato e al commercio di vicinato. Peridicamente sentiamo l’esigenza di organizzare eventi pubblici socioculturali di apertura alla valorizzazione degli spazi pubblici. Contestualmente abbiamo favorito, anche attraverso la parteciapazione attiva a bandi comunali, tutte quelle connessioni che possano favorire un maggiore radicamento e un maggiore consolidamento del potenziale proprio di questo tessuto urbano.





[...] Il fermento in questo quartiere è notevole e i suoi abitanti si distinguono per la ricchezza dei progetti. Una forza in grado, ad esempio, non solo di protestare contro la realizzazione della Città della Moda, ma di offrire una risposta alternativa (e realizzabile), attraverso Cantieri Isola. [...]