Editoriale #7: Sounds Green
by Redazione, 22 giugno 2010
La musica, si sa, è sempre stata il simbolo della ribellione giovanile.
I grandi concerti sono sempre stati eventi in grado di attivare grossi movimenti e lanciare messaggi importanti: uno fra tutti, sembra strano citarlo ancora oggi, il mitico concerto di Woodstock.
Il concerto simbolo di libertà e anticonformismo, baluardo di intere generazioni di sognatori, liberi e protesi alla salvaguardia dell’individuo e dell’amore. Un festival in cui si gridò contro il sistema delle grandi multinazionalie e delle super potenze, Woodstock fu tutto questo, ma allo stesso tempo Woodstock, fu anche altro; per esempio Woodstock causò danni all’ ambiente.
Non tutti forse sanno che il proprietario della mitica location del Woodstock Festival, Max Yasgur venne citato dagli abitanti della sua città per danni causati all’ambiente e alle cose circostanti pari a 50.000$.
La verde distesa nota come Max Yasgur’ Farm al termine dei 3 giorni di concerti, appariva come un ammasso di fango e spazzatura.
A questo potremo sommare le polemiche causate dalla celebrazione per i 40 anni del Woodstock festival, ma torniamo ai nostri giorni.
Cosa dire delle grandi star dei giorni nostri che vanno ad adottare bambini in giro per il mondo, per assicurare loro un futuro migliore e poi ci intossicano ogni anno con tour megagalattici ?!
E già, Madonna è la rock star più inquinante del mondo, i concerti della signora Ciccone sono i più impattanti in assoluto.
Duro da digerire per noi che amiamo la musica e l’ambiente e che pensiamo che uno dei modi migliori di spender i nostri soldi sia andare ad ascoltare della buona musica dal vivo, sicuri che basti avere l’auto a metano e non lasciare le spie accese di notte, per essere ecosostenibilmente a posto.
E invece no, carissimi rockettari, blues men o groupies i nostri concerti inquinano e anche tanto.
Certo a vederla nell’ottica di un rovesciamento incessante di petrolio nel Golfo del Messico, ci viene da pensare “che sarà mai?!”, ma guardiamo un pò i numeri.
Solo in Italia gli eventi musicali producono tanta CO2 quanto 22.500 auto…già, non avete letto male del resto è notizia nota.
Allora ecco che il popolo dei msicisti si fa carico di questa grossa responsabilità e corre ai ripari e lo fa in grande stile.
Le rock star si affrettano ad accaparrarsi un posto d’onore nel panorama ecosostenibile e intraprendono progetti insieme a partner inequivocabilmente votati al rispetto per l’ambiente.
Un esempio italiano? L’eco tour di Ligabue, al via nel mese di luglio.
Co+Housing esplora, in questo numero, il panorama musicale/artistico e di come esso stia cambiando per rispondere ai parametri dell’ecosostenibilità.
Ma cosa vuol dire realizzare eventi davvero ecosostenibili? Lo mostra, ad esempio, il Napoli Teatro Festival Italia, un vero e proprio Festival ecosostenibile con tanto di certificazione EMAS.
E di Play on Plaid, ne avete mai sentito parlare?
Insieme allo StreamFest sono i fenomeni di sperimentazione di arti elettroniche che trovano nell’ecosostenibilità il primo motivo di ispirazione.
Allora non ci resta che augurarvi buona lettura e buon viaggio verso eventi green-oriented!

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