Low Cost Design – Intervista a Daniele Pario Perra
by Redazione, 7 settembre 2010
La creatività spontanea, le tendenze culturali e i materiali di sviluppo urbano sono i temi affrontati da Daniele Pario Perra, artista relazionale, ricercatore e designer impegnato in attività espositive, progetti di ricerca e insegnamento, nel volume Low Cost Design, editato da Silvana Editoriale, un testo che analizza le possibilità di design a basso costo, relazionando la cultura materiale al patrimonio simbolico.
Abbiamo intervistato Pario Perra che ha risposto alle nostre domande fornendo degli spunti interessanti sul suo libro, svelando alcune interessanti curiosità sull’argomento.
Low Cost Design/Intervista a Daniele Pario Perra
Come nasce l’idea di creare Low Cost Design, un testo analitico e dizionario visuale che fosse in grado di analizzare le pratiche del riuso, classificandole secondo determinati piani di ricerca?
Low Cost Design è una ricerca sull’essenza della creatività spontanea. È un progetto che nasce da una considerazione molto semplice: siamo circondati da migliaia di oggetti e strutture che non seguono le regole della progettazione convenzionale, questi non sono solamente prodotti dell’ingegno, ma indicatori culturali della progettualità collettiva.
Low Cost Design è un database delle “arti applicate”, copre uno spettro di analisi che va dalla progettazione alla sociologia del territorio e di conseguenza affronta anche la storia. Una banca dati costituita prevalentemente da immagini senza alcuna descrizione testuale, come in un grande dizionario visuale della creatività: più di 7000 immagini relative al cambio d’uso degli oggetti e del territorio attraverso l’azione dei suoi abitanti.
I 7000 scatti fotografici che oggi compongono il volume sono stati effettuati su un ampio territorio. La tua ricerca è il risultato di un importante lavoro di ricognizione tra il Nord e il Sud Europa. Quanto tempo hai impiegato per redigere un testo che analizza una zona del mondo così vasta e in base a quali criteri hai effettuato la selezione delle immagini utilizzate?
Ho avviato Low Cost Design nel 2001 iniziando, quasi inconsapevolmente, a fotografare oggetti e azioni con l’obiettivo di indagare la creatività spontanea e le sue applicazioni. Oggi è un archivio di migliaia di fotografie, scattate muovendomi tra il nord Europa e il sud del Mediterraneo, quasi senza sosta.
Nella scelta delle immagini ho prediletto quelle più ricche di connessioni in senso sia verticale sia orizzontale: per verticale intendo una scelta di oggetti e azioni in cui fossero visibili la temporalità della loro storia evolutiva, e per orizzontale la scelta di oggetti e azioni simili sviluppatisi in aree geografiche differenti nel medesimo arco temporale, per favorirne la comparazione.
Low Cost design è la trasposizione della creatività e dell’inventiva di coloro che potremmo consderare i “designer del low cost design” ma che in realtà sono persone capaci di vivere la propria quotidianità all’insegna del savoir faire, del riciclo e della sostenibilità. Tra i paesi presi in esami hai trovato luoghi in cui la tendenza al riciclo creativo è più forte rispetto ad altri?
Queste sperimentazioni nascono generalmente in situazioni di necessità, ai margini del consumismo più frenetico, nelle quali ci si tramanda da generazioni la tradizione dell’arte del saper fare, della condivisione, e nelle quali una certa precarietà diventa fonte d’immaginazione, di sfruttamento di risorse inconsuete e di ricerca di opportunità.
La creatività spontanea, se così la possiamo definire, può essere studiata come fenomeno sociale perché è libera da condizionamenti esterni, non è generata da applicazioni sul mercato o da un particolare percorso di conoscenze tecniche. La dimostrazione tangibile di come questi usi siano generati da relazioni sociali precise, è il ritrovare oggetti e usi simili in luoghi distanti ma comparabili in termini di condizioni socio-ambientali accomunate dalle stesse necessità. Questi esempi sono ampiamente documentati in questa ricerca: cerchioni di auto usati per avvolgere il tubo di gomma da irrigazione, pezzetti di pane in cima ai bastoncini per cibare i piccoli volatili urbani e non gabbiani e piccioni, o palloni da calcio usati come galleggianti dai pescatori di mari lontanissimi tra loro.
Troviamo decine di esempi di oggetti e comportamenti quasi identici tra loro, ma riscontrati in luoghi a volte distantissimi. Il primo tra questi è il caffè preparato sul ferro da stiro fotografato nel sud dell’Italia e il caffè sul ferro da stiro fotografato nel sud della Grecia. Entrambe usano la stessa fonte di calore in mancanza del gas, ma si differenziano culturalmente: in Italia l’uso della moca si distingue dall’uso dell’ibrik per il caffè turco. Una differenza che arricchisce la connotazione geografico-culturale, senza mettere in discussione l’uso della stessa pratica a centinaia di chilometri di distanza.
Si riscontrano le stesse similarità in termini di usi creativi degli spazi: tanto più un uso semplice risolve necessità complesse, tanto più sarà diffuso a macchia d’olio per soddisfare simili esigenze.
E’ convinzione comune che i paesi dell’Europa meridionale siano terreno più fertile per la creatività spontanea, stimolata per esempio da una interpretazione libera delle leggi. In realtà, dalla ricerca sul campo emerge una certa omogeneità di soluzioni creative nei paesi del sud quanto in quelli nord Europa, semplicemente cambiano gli usi e le priorità.
A sud la creatività spontanea è più visibile perché prevalentemente diretta a colmare le lacune delle amministrazioni locali. Nel nord dell’Italia e della Francia, in Svizzera, in Germania e in Olanda, la ragione primaria degli inventori spontanei non è solitamente risolvere le urgenze quotidiane, ma la possiamo definire piuttosto una creatività del tempo libero. I giardini delle casette nelle aree suburbane nord europee sono un accumularsi di piccole invenzioni, fatte quasi per divertimento. Interi parchi giochi costruiti da privati su suolo pubblico con materiali riciclati, centinaia d’invenzioni per l’orto e il giardino, attrezzature sportive di ogni genere perfettamente re-inventate. Questi dati mettono in discussione il principio, probabilmente influenzato da una visione romantica, secondo cui solo la necessità primaria favorisce la creatività. Non esistono invece differenze tra nord e sud del mondo nel senso del trasferimento tecnologico per queste pratiche.
Il tuo dizionario visuale è strutturato in costante relazione tra “capacità poetica” e “capacità tecnologica”. Puoi spiegare nello specifico che cosa si intende?
Contrariamente a quanto si possa pensare, questi oggetti e azioni non sono frutto di gesti casuali, ma del susseguirsi di processi creativi, stimolati innanzi tutto dalla necessità, ma anche dalle capacità artigianali e dalle consuetudini, in poche parole dal proprio patrimonio culturale.
L’insieme di questi valori genera una straordinaria capacità pratica di adattamento alle esperienze, in grado di risolvere le necessità del quotidiano, con l’abilità paragonabile a quella di un bambino e la progettualità di un ingegnere. Sono gesti carichi di una grande abilità visionaria applicata alla sperimentazione pratica. Se associamo queste osservazioni alla storia e alla vita degli abitanti di un territorio, possiamo sviluppare un’infinità di connessioni, a partire dalla sociologia fino al design, dall’arte all’architettura, dall’urbanistica fino all’etnografia contemporanea.
Spesso quando camminiamo guardiamo la strada frontalmente, perseguendo in direzione retta. Ma attorno a noi, ai margini del nostro spettro visivo, esiste un mondo parallelo: il luogo della socialità, economia e legislazione alternativa. Guardando in altre direzioni che non siano a noi frontali, troviamo sempre gesti nascosti, laterali, per loro stessa natura meno visibili e pertanto meno rimovibili. Mi piace definire questo approccio “visione laterale”. Basta fare una prova camminando sul marciapiede di casa e guardare ovunque con la coda dell’occhio per scoprire un universo parallelo e inaspettato.
Oltre a fornire indicazioni sulle pratiche di riciclo, la tua classificazione (oggetti e azioni) compone un quadro sociologico, urbanistico ed etnografico legato ad un determinato luogo. Credi che oggi stia nascendo una coscienza collettiva sul riuso o si tratta di un fenomeno ancora limitato, strettamente legato a determinate zone e ceti sociali?
Oggi siamo costretti a ridurre lo sfruttamento delle risorse. L’uso eccessivo di petrolio e cemento che si è fatto nell’ultimo secolo per consentirci lo stile di vita attuale – anche a causa di una forte speculazione edilizia e industriale -, ha impoverito e devastato il pianeta. L’era dei carburanti fossili volge al termine portandosi dietro, forse in una caduta disastrosa, l’ideologia stessa dello sfruttamento massimo di un’unica risorsa senza una reale diversificazione. Low Cost Design nasce da una prerogativa esattamente contraria: promuove l’uso di risorse locali, creatività comprese, e di una diversificazione delle stesse a seconda la specificità del luogo.
I lavori documentati in Low Cost Design invece sono profondamente ecologisti, perché non separano né l’oggetto né il territorio dalla relazione con il contesto in maniera più ampia e includono implicazioni in campi del sapere del tutto diversi. Favorire la progettazione ricercando una vita oltre la morte degli oggetti – sia fisica, intesa come perdita delle funzioni, sia culturale, intesa come perdita di status -, sono tra gli obiettivi principali del progetto.
Nella storia del design ci sono stati movimenti che hanno saputo individuare un percorso alternativo e che hanno trovato risposte culturali e sociali alla richiesta di prodotti industriali. Il Deutscher Werkbund per esempio ha permesso di sensibilizzare la produzione di un design più corretto, sia in termini di forma sia di contenuti. Una struttura a cui aderirono centinaia di artisti, artigiani, architetti, designer, politici e industriali con l’obiettivo di promuovere una nuova cultura del progetto industriale che dovesse tenere conto della qualità artigianale, delle modalità di produzione, dei valori culturali, e possibilmente privo di ornamenti fine a sé stessi.
L’analisi delle necessità all’origine di questi interventi e le intuizioni documentate dalle migliaia di immagini di Low Cost Design sono una grande risorsa. Il mondo della progettazione “formale” ha spesso tratto ispirazione da questi esempi. Le fonti della creatività passano normalmente dalla strada alle scrivanie della progettazione per poi ritornare alla società in forma di prodotti o miglioramento di servizi.
Tra i diversi esempi potenziali, uno dei più interessanti è il sistema anti-parcheggio fatto con il birillo di gomma per i lavori in corso, di cui gli stessi inventori stanno studiando il deposito. Gli automobilisti indisciplinati che posteggiano negli stalli riservati, sono anche disposti a tollerare la contravvenzione ma non di certo un oggetto pendente dall’alto che gli si appoggia sul vetro o sulla carrozzeria della macchina. Un mix di psicologia, logica e pratica oggettuale che oltre ad agire senza produrre alcun danno, poiché in gomma, consente di risparmiare sulla polizza assicurativa del parcheggio condominiale, perché non vi sono strutture dal basso che possano intralciare i pedoni.
Per questo, oltre al carattere documentativo della ricerca, conduco regolarmente diversi corsi universitari e workshop per le aziende, (per tornare alla domanda soprattutto in Olanda e Germania) per mostrare, progettare e congiungere il mondo della progettazione industriale alle istanze della progettazione spontanea.
Vorrei espandere il progetto verso un pubblico più ampio, senza limitarlo esclusivamente all’orientamento specialistico o alla produzione, ma mantenere più livelli di lettura e di coinvolgimento possibili. L’obiettivo è quello di operare sulla produttività del territorio in modo più coinvolgente e performativo, attraverso la partecipazione degli abitanti, delle istituzioni e delle imprese in un unico format.
La filosofia del low cost design appartiene alla nostra storia e alla realtà. Gli esempi di creatività spontanea documentati nel testo di Pario Perra riescono a stupire, a fornire degli spunti per rianimare gli oggetti che ci circondano, pensarli per nuovi utilizzi, nuove funzionalità.
Le immagini presenti in Low cost design diventano per il lettore un vero e proprio viaggio tra i Nord e il Sud Europa, lo stesso effettuato dall’autore e che gli ha permesso di realizzare uno dei più approfonditi e originali dizionari visivi della creatività e del riuso.
Riutilizzare, riciclare, ricostruire sono attività che tengono viva la nostra creatività. Bisognerà tenersi sempre allenati!
Low Cost Design
20 × 28 cm
216 pagine
320 illustrazioni a colori
brossura con alette
edizione italiano/inglese
EAN 97888-3661665-7
€ 35,00


[...] intervista all’autore sul sito http://www.co-housing.it [...]
[...] 27, 2011 by muy marcottage My son gave me LOW COST DESIGN by Daniele Pario Perra.—- Intervista a Daniele Pario Perra—-Daniele Pario Perra | Low cost design—–This volume is [...]