Orto in Condotta: comunità dell’apprendimento al lavoro
by Redazione, 14 dicembre 2009
Orto in condotta è un progetto di Slow Food che ci ha subito colpito. La mission, la teoria che lo sostiene e la pratica che lo avvalora, si impongono immediatamente come una visione coscente, matura, da sostenere e diffondere con convizione assoluta.
Orto in condotta si rivolge all’intera comunità, sollecitando una riflessione sulle dinamiche deleterie che guidano la società dei consumi contemporanea e lo fa trasformando in co-produttore, il consumer che si nasconde dentro ognuno di noi.
Obiettivo principale è favorire lo sviluppo di una nuova consapevolezza nei bambini. Il progetto mira, infatti, a introdurre una didattica multidisciplinare in cui l’orto diventa lo strumento per sensibilizzare i piccoli consumatori ad una migliore educazione alimentare e ambientale. Il fine è sviluppare in loro la capacità di orientarsi nell’ambiente attraverso una migliore pratica sensoriale che li porti a compiere scelte più consapevoli e sostenibili.
La nacessità di coinvolgere l’intero tessuto sociale in cui bambini vivono non fa che rafforzare il concetto di modificazione attiva delle relazioni con l’ambiente circostante.
La costruzione di un network operativo rende Orto in condotta un progetto estremamente illuminante, dimostrando come si possa favorire l’insorgere di nuovi modelli di riferimento permettendo uno scambio di visioni, culture e saperi che spesso sono troppo parcellizzati dalle dinamiche di consumo.
Ci piace pensare che degli stimoli educativi di questo tipo possano insegnare qualcosa ai bambini, ma anche alla comunità a cui questi bambini appartengono. Il coinvolgimento più o meno diretto dei genitori, il contatto con i nonni ortolani che aiutano maestre e bambini nell’orto, l’interazione con alcuni operatori del settore agroalimentare aprono la realtà dell’Orto in Condotta a scambi con l’esterno, con la comunità che deve imparare insieme ai bambini a consumare in modo più consapevole
Abbiamo voluto approfondire la conoscenza delle dinamiche interne agli orti e abbiamo fatto qualche domanda a Davide Ghirardi, responsabile del progetto:
Come è nato il progetto Orto in Condotta?Ci piacerebbe conoscere un pò di storia del progetto dal punto di vista delle persone che lo hanno pensato.
Il primo School Garden Slow Food fu realizzato a Berkeley, in California, presso la scuola Martin Luther King, a metà degli anni Novanta.
Un progetto pilota promosso da Alice Waters, vice-presidente internazionale di Slow Food, con l’intento di rispondere alle criticità delle abitudini alimentari della popolazione giovanile statunitense.
Nel 2003, l’esperienza degli School Garden diventa uno dei progetti qualificanti la filosofia dell’intero Movimento Slow Food. Successivamente nel giugno 2006 viene votata la mozione per la realizzazione di 100 orti sul territorio italiano.
L’orto scolastico diventa quindi lo strumento per sviluppare l’educazione alimentare e del gusto e per approfondire i temi dell’educazione ambientale, dello sviluppo sostenibile e del consumo consapevole.
Nel progetto sono coinvolte diverse figure che, a seconda delle diverse realtà locali, partecipano e contribuiscono a vario titolo al suo sviluppo.
L’insieme di questi soggetti, facendosi carico del diritto all’apprendimento delle nuove generazioni, dà vita alla Comunità dell’apprendimento, elemento caratterizzante l’Orto scolastico di Slow Food.
L’orto diventa il luogo in cui i ragazzi, i vari soggetti della comunità, i semi a rischio di estinzione, le scuole si incontrano intorno alla Condotta Slow Food: ecco allora che l’orto scolastico diventa l’Orto in condotta.
Il progetto Orto in condotta, inoltre, si sta diffondendo velocemente in tutto il mondo dando vita ad una grande rete a livello mondiale.
Per favorire uno scambio e una comunicazione continui è nato uno spazio virtuale sul sito slowfood.it da cui è possibile attingere informazioni e gli approfondimenti inerenti al progetto.
Ci ha incuriosito molto il concetto di comunità dell’apprendimento, potrebbe dirci di più?
La comunità dell’apprendimento, costituita dalla condotta Slow Food, dagli insegnanti, dai genitori, dai nonni e dai soggetti che si interessano delle attività dell’orto, nasce con l’avvio del progetto ed ha il compito di contribuire alla formazione delle giovani generazioni sui temi del cibo e dell’ambiente.
Orto in Condotta ha una rete italiana che comprende numerose scuole in tutta la penisola, esse possono conoscersi e scambiare le loro esperienze in occasione delle manifestazioni internazionali Slow Food, prima tra tutte Terra Madre.Il numero di orti in Condotta in tutta Italia alla fine del 2009 è giuntio a quota 237 .
Il coinvolgimento di una comunità immaginiamo preveda l’azione congiunta di parti diverse, spesso distanti per visione e approccio (pensiamo ad alcune rigità del mondo didattico in relazione all’universo dei nonni ortolani). Ti piacerebbe raccontarci come vengono gestite le dinamiche di questo particolare lavoro collettivo?
In realtà la scuola (insegnanti e alunni) accoglie sempre con entusiasmo e apertura la figura del nonno o dei nonni ortolani, che in molti casi sono dei “veri “nonni dei bambini della scuola. Questa figura si integra perfettamente nel programma scolastico che prevede l’utilizzo dell’orto come strumento didattico e il nonno ortolano viene vissuto come vero e proprio detentore dei saperi sulle pratiche orticole. In più approcci e visioni diverse scaturiscono il confronto e il dibattito alla ricerca di nuove soluzioni:
è così che nasce una sinergia tra i diversi attori e ogni progetto di orto in condotta è diverso dall’altro.
Il fine primo del progetto è trasmettere i valori di responsabilità verso l’ambiente e verso il prossimo. Come reagiscono i bambini a questa esperienza?
I riscontri avuti sin ora, ad ormai cinque anni dalla nascita del progetto, sono molto positivi; le nuove generazioni, attraverso la pratica in orto acquisiscono consapevolezza dell’importanza della cura dell’ambiente.
Una sorta di gioco interattivo in cui occuparsi di una pianta, ovvero assicurarsi che abbia luce e acqua riserva grandi soddisfazioni: il seme germoglierà, il germoglio prenderà la forma in miniatura della pianta che diventerà…verranno altre foglie, o i fiori e magari frutti da assaggiare.
E tutto questo succederà con tempi che non sono decisi dal bambino e ai quali dovrà adeguarsi.
Sarà la pazienza, strumento principe nelle relazioni, la prima lezione di questo gioco interattivo.
Ci sembrano stimoli alla consapevolezza verso l’ambiente elementari ma essenziali.
Un altro aspetto molto interessante è la relazione che incentivate tra i vari orti. Quanto questa logica del networking sta influenzando attivamente il progetto?
Uno degli obiettivi di Slow Food, a livello mondiale, è quello di creare una rete tra esperienze, progetti e soprattutto persone che quotidianamente si impegnano nella tutela della cultura alimentare e della biodiversità.
In questi anni abbiamo avuto diverse esperienze di scambio e incontro tra orti anche molto distanti tra loro. Il fine era quello di rafforzare la rete conoscendo altre realtà con le quali si condividono obiettivi comuni e criticità nella realizzazione del progetto.





Ultimi commenti
FEED RSS