Play on Plaid: musica dal sole!

by Redazione, 22 giugno 2010

play-on-plaid2

Immaginatevi un Plaid nel mezzo di un prato, una giornata di sole e alcuni Nerd della musica che, con i loro protatili, generano dolci melodie elettroniche: non un rumore di generatori, non una puzza di combustibile ma solo le note del computer e il profumo dell’erba appena tagliata.

Cosi gli organizzatori, Bartolomeo Sailer (aka Wang Inc.) e Alan D’Incà (Positiveflow), descrivono l’esperienza Play on Plaid.

Il progetto, nato nel 2007,  riflette sulla conservazione delle arti elettroniche in un futuro (neanche troppo distante) in cui le riserve energetiche saranno talmente in crisi da mettere in discussione le esigenze più elementari.

Come far sopravvivere, quindi, la bellezza che si nutre di energia? La prima risposta utile risiede sicuramente nelle fonti rinnovabili!

Questa suggestione, unita ad una grande voglia di libertà creativa, porta alla definizione di un evento musicale alimentato dalla fonte di energia più importante e rinnovabile che c’è: il sole.

flor-09-musica-play-on-plaid-a-energia-solare

A rendere possibile il tutto è uno strumento appositamente congegnato: un piccolo generatore portatile collegato a pannelli solari che alimenta  laptop e amplificatori, origine di un suono che intrattiene un dialogo strettissimo con la natura.

P5060045

Play on Plaid, infatti, implica la necessaria condizione dell’ambiente naturale per esprimere il suo pieno potenziale, anche dal punto di vista dello spettatore: immaginate di adagiare il vostro plaid per terra, lanciare lontano le scarpe e ballare a piedi nudi nell’erba.

R0010368

Per conoscere meglio questa idea abbiamo incontrato Wang Ink e gli abbiamo fatto qualche domanda.

Come è nata l’idea di Play on Plaid?

All’inizio era una mia idea: volevo un sistema per alimentare il mio laptop e scheda audio, in modo da essere libero di comporre dove mi pareva. Nel 2006 incontro un amico al bar: Alan D’Inca e io eravamo in vicolo dei Ranocchi a Bologna a berci i proverbiali Martini coktails che fanno in uno dei bar più piccoli della città. Le solite chiacchere: che fai? dove stai? come va? Quando Alan mi dice che ha iniziato a collaborare con una ditta di impianti fotovoltaici gli espongo il mio progetto: poter girare con uno “zaino fotovoltaico” che possa alimentare il mio computer in modo tale da farmi un giro delle panchine d’alta montagna e comporre una serie di brani elettronici. La discussione sembrava finita li, alimentata dai fumi dell’alcool. Invece, un anno dopo Alan mi chiama e mi dice che ha trovato un modo per cercare di far partire l’idea. Allora organizziamo questo mini festival bislacco per il SANA (la fiera bolognese dell’ecologico e sano) per il quale troviamo anche dei partners sia tecnici che ecologici: Si Produzioni e AzzeroCO2. Così nasce il primo Play on Plaid che però è ancora lontano da quello che era il mio sogno (la libertà di movimento senza bisogno di prese elettriche). La prima edizione di Play on Plaid è essenzialmente stata il primo esperimento di festival alimentato a pannelli solari.
L’anno dopo entrano un po più di sponsor e Si produzioni, insieme al design creativo di positiveflow, riesce a realizzare il primo carrellino per la produzione di ben 100W sufficienti ad alimentare un computer, una scheda audio oppure un piccolo studio di produzione composto da alcuni strumenti outboard. La versione 1.0 del carrellino viene inaugurata in quel di Torino con una serie di artisti nazionali e internazionali invitati a realizzare una loro opera musicale outdoor e alimentata ad energia solare.
Successivamente, il carrellino viene perfezionato e reso più compatto, ma la formula di dare la possibilità ad artisti elettronici di uscire dal loro studio e immergersi nella natura è rimasto uno dei cardini di Play on Plaid

Quali sono gli attori coinvolti nel progetto?

Come spiegavo prima, i fautori siamo Alan ed io mentre per la parte produttiva fondamentali sono stati i geni di Siproduzioni.

Raccontaci qualche curiosità delle scorse edizioni…

Una delle cose più belle è vedere le facce delle persone che passano e ti vedono lavorare con un pannello solare accanto ed esclamano “ma allora funziona!” Incredibile a dirsi ma arrivati nel ventunesimo secolo non si crede ancora nelle energie rinnovabili. Altrettanta soddisfazione hanno dato gli artisti (tra cui ricordo Vincenzo Vasi, Guillaume & the Coutu Dumonts, Touane e tanti altri) che erano molto felici di passare una giornata al sole invece che chiusi tra le 4 pareti del loro studio.

Estendiamo per un attimo la riflessione: nello scenario dell’intrattenimento musicale, quali prospettive reali ci sono per tutte le sperimentazioni sostenibili? Ci piacerebbe avere delle tue considerazioni sulle possibilità concrete che ha un artista che sperimenta con queste tematiche..

Io ritengo che se ci sta la volontà si riescono a fare miracoli. Ultimamente poi è diventato un segno distintivo modaiolo. Organizzare un grande concerto ed essere sostenibili riescono a farlo in molti. Ma spesso non ci si accorge dei dettagli: i bicchieri non sono biodegradabili, la birra ha fatto sei volte il giro del pianeta in aereo, si è sprecata un sacco di carta per la promozione e via dicendo. Poi ci sono quelli che si puliscono la coscienza sponsorizzando qualche ettaro di foresta tropicale o piantando non so quante migliaia di alberi, ma a me questo sembra un po come la remissione dei peccati in epoca medievale: paghi e le porte del paradiso ti si apriranno.
Invece è ancora molto difficile rendere un prodotto musicale 100% carbon free ma ognuno di noi può fare delle piccole cose tipo cercare di andare ad un concerto con i mezzi pubblici o in bicicletta, ricordarsi di spegnere lo stereo oppure ricaricare l’ipod con uno di quei simpatici caricatori ad energia solare.
Invece il mio sogno di passare un paio di settimane con lo zaino che mi alimenta il portatile e mi permette di comporre ad alta quota deve ancora aspettare: i carrellini Solar Beats sono ottimi per gli ambienti urbani ma non ancora per i sentieri di montagna.

Dove porteremo il nostro plaid per ascoltare i suoni alimentati dalla natura?

Direi che più che il plaid questa volta ci vorrà il piumone. Stiamo progettando di riuscire a portare il play on plaid al polo nord: per due ragioni primo perchè d’estate hai 24 ore di sole e poi per vedere come ce la si cava con la nostra tecnologia a quelle temperature. Per ora siamo ancora in fase di found raising ma se qualcuno è interessato ad aiutarci, ben venga.

Commenta la notizia

Lascia questi due campi così come sono: