Zerorelativo: io non ho bisogno di denaro!
by Redazione, 14 dicembre 2009

Le avventure di gruppi di persone che intersecano l’esperienza digitale con pratiche assolutamente concrete, reali, ci colpiscono sempre e per questo è un piacere raccontarle.
Ci guardiamo bene dall’essere sconsideratamente buonisti ma suvvia ci avviciniamo pur sempre al Natale!
Quando un progetto unisce le buone pratiche a idee innovative, come in questo caso, viene una gran voglia di saperne di più.
Una idea, in fondo semplice, quella che è venuta in mente a Paolo Severi quando nel 2006 decide, con l’aiuto di Max e Lorenzo, di creare Zerorelativo la prima community italiana di scambio riuso e baratto online.
L’entusiasmo è la caratteristica portante del progetto che traspare anche nelle presentazioni dello staff, formato da persone con diverse competenze ma uguale voglia di fare. La comunità online è formata da 9213 barter attivissimi.
Chi sono i barter?
Il “barter” è il neologismo che utilizza Zerorelativo per definire l’utente che baratta, presta o dona i propri oggetti.
Ma veniamo al dunque: che si combina su Zerorelativo?
Premessa ovvia: qui è tutto gratuito!
Bene, detto questo, una volta registrati ci si può mettere in contatto con gli altri utenti per barattare, donare, prestare oggetti: tutti i passaggi sono estremamente semplici.
Quindi se avete soffitte con oggetti impolverati, bauli chiusi da decenni o oggetti abbandonati al loro destino in qualche pertugio casalingo che aspettate a condividerli?
Ecco l’obiettivo di Zerorelativo:
Vogliamo diffondere nuovi modelli di consumo orientati al benessere sociale e ambientale. Il fine di ZR è allenare ad un consumo critico e sdoganare una forma di commercio che può essere concretamente applicata alla vita quotidiana. Il baratto, il prestito gratuito e il dono sono azioni ad alto valore educativo!
Al di là dell’attività principale, l’elemento interessante, e che differenzia Zerorelativo da progetti simili, è la partecipazione e la “produzione” di contenuti.
In che modo?
Provate a dare un’occhiata al blog “il bollettino dei barter”: è davvero molto ricco e, a proposito di entusiasmo e partecipazione (e di Natale!), leggete il post “Che ne dite di scambiarci un pacco di regali?”, un’azione proposta da una barter e subito appoggiata dallo staff.
Ma gli approfondimenti del blog sono molti e spaziano dalle news agli eventi.
La partecipazione al progetto Zerorelativo è crescente, e il suo successo è confermato anche dal servizio andato in onda su Ballarò.
Oltre al website, potete decidere di sostenere l’Associazione Culturale Zerorelativo per promuovere economie alternative che come lo scambio, il baratto e il dono, mettono al centro le persone ed un’economia sostenibile.
Non ci resta che continuare a fare il tifo per questi pionieri nel mondo del riuso e del riciclo e lasciare la parola all’ideatore di Zerorelativo, Paolo Severi: di seguito un video tratto dalla trasmissione Cifre in Chiaro, TG3 che presenta il progetto e in cui interviene anche Paolo.
Qual’è stata la scintilla che ha dato il via alla vostra avventura?
Il mio ex-divano. Dovevo fare un po’ di spazio ma era un peccato buttarlo, era ancora in ottimo stato e cosi l’ho venduto online a 1 euro. Se mi avessero dato in cambio un libro sarebbe stato più interessante. Per questo, nel 2006, è nato zerorelativo.
Lo staff di Zerorelativo è composto da persone provenienti da diverse città: ci racconti come è nato il vostro rapporto e come riuscite a coordinare una community di successo?
Forse perchè non ci siamo mai visti
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Il rapporto è nato online e cosi si è sviluppato, con ore di voip e chat da far male alle dita. Potenza di internet. La cosa che conta di più è la condivisione di un progetto che ho sempre ritenuto importante ed il resto, pur nelle sue difficoltà di “coordinazione” in qualche modo viene fuori.
Spesso si parla di riuso, prestito e baratto contemporaneamente a periodi di crisi economica o per brevi eventi “benefici”: nel vostro progetto mi pare si vada oltre, dimostrando anche la piacevolezza di queste pratiche. Com’è il panorama italiano, sia online che offline, circa queste attività?
Si è aperta una nuova strada, che si sta allargando con eventi che pongono attenzione sui benefici del baratto e del conseguente riuso degli oggetti. La “crisi” ci ha fatto notare di più dai media un po’ come fossimo un antidoto, ma il baratto non risolleva le sorti economiche di nessuno, fa risparmiare nei momenti in cui queste difficoltà sono meno evidenti perchè insegna a consumare in modo intelligente. Personalmente credo che vada alimentato ed oltre a farlo online ci piacerebbe “radicarci” nelle città per organizzare degli eventi insieme ai barter iscritti alla nostra Associazione, magari con l’aiuto di nuovi partner.
Quali sono gli oggetti più scambiati e prestati? E quelli più curiosi?
Si scambia veramente di tutto, calzini nuovi con libri, friggitrici con scanner, marmellate e pasta fatta in casa in cambio di ospitalità, profumi con orecchini. Ogni scambio è molto curioso ed è interessante vedere quali sono i parametri con cui ognuno valuta l’oggetto altrui senza usare denaro.
Ci avviciniamo al Natale e, si sa, molti regali finiranno a prendere polvere in qualche soffitta: idee e consigli utili?
Prima di aprire il borsellino chiediamoci “e se fosse per me, finirebbe impolverato e dimenticato in qualche cassetto di casa?”. Senza l‘ansia dell’acquisto natalizio si riflette meglio su un possibile regalo meno “emozionale” e più consapevole.
Nella vostra attività in Rete curate un blog molto ricco di contenuti e avete profili sia su Twitter sia su Facebook: questi strumenti vi hanno aiutato nell’interazione con la comunità dei Barter?
Il blog è molto importante perchè ritengo che i contenuti diano forza alle nostre attività. Nel blog cerchiamo di farne capire l’importanza e il nostro punto di vista con semplicità e senza fanatismi.
I social network ci sono di aiuto, ma credo che il lavoro e la credibilità la costruisci col “tuo” sito e con la serietà del progetto nel tempo. Poi viene anche Facebook, ma il percorso inverso mi convince poco.
In chiusura potete ammetterlo: non vi viene mai voglia di buttare via qualche soldo in qualche oggetto superfluo?
Superflui sono gli oggetti comprati “a impulso” e non ne siamo sempre immuni.
Però un po’ si.
Se anche voi avete una “faccia da baratto”, che aspettate a diventare barter?


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